I ribelli d’Irlanda è il libro sequel di “I principi d’Irlanda” dello stesso autore. Come per l’altro libro anche questo segue le vicende di sei immaginarie famiglie irlandesi che attraverso i secoli vivono tutti i cambiamenti ed i momenti importanti nella storia dell’isola.
Mentre i principi d’Irlanda iniziava nel 430 d.C con le turbolente vicende di un Irlanda ancora pagana che presto avrebbe conosciuto la religione cattolica attraverso l’arrivo di San Patrizio; I ribelli d’Irlanda parte dal 1597. Negli anni in cui i puritani d’Inghilterra cominciano ad espandere la loro dottrina ed i contrasti si accendono, sino ad arrivare al 1916.

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Il libro si apre con il periodo in cui L’Irlanda diventa una meta per i migranti provenienti dall’Inghilterra, con lo scopo di appropriarsi di terreni e proprietà. Fu proprio Maria Tudor a dare il via a quel flusso migratorio. Sebbene gli irlandesi fossero cattolici la regina non si fidava di loro e perciò scelse due zone in cui piccole comunità di inglesi furono invitate ad insediarsi. Il racconto prosegue poi con l’arrivo di Cromwell e le questioni tra i re d’Inghilterra, soprattutto Carlo I che fu decapitato, e tutta la questione tra i puritani protestanti e cattolici.
Il capitolo sul predominio segna ed evidenzia i cambiamenti territoriali, architettonici e sociali avvenuti in Irlanda e prepara alla parte in cui avvennero grandi ribellioni fino alla terribile grande carestia. Gli ultimi capitoli sono invece dedicati alla regina Vittoria e all’insurrezione che portò alla famosa rivolta di Pasqua.

Nonostante i personaggi siano molti e e le storie siano spalmate in lunghi secoli, la narrazione non risulta mai noiosa e pesante. Spesso i personaggi delle famiglie incontrano personaggi realmente esistiti come Oliver Cromwell, lo scrittore Jonathan Swift, e molti altri. Ed è interessante notare come discendenti di famiglie antiche si ritrovino poi a prendere decisioni importanti durante eventi storici che conosciamo bene e come le loro vite si intreccino attraverso i secoli.
L’autore sceglie di mescolare famiglie di provenienza diversa come ad esempio gli O’Byrne discendenti dell’Alto re d’Irlanda e i Walsh, cavalieri fiamminghi insediatisi nel Galles prima di trasferirsi in Irlanda durante l’invasione anglo- normanna. Un’idea alquanto interessante, per cercare di capire i punti di vista sociali e politici di ogni famiglia, le sue tradizioni e gli adattamenti volontari o forzati durante la storia.

Per gli appassionati di storia e d’Irlanda come me, questo libro e il precedente, sono una fonte densa di particolari e scene epiche, spesso anche divertenti e ironiche legate a personaggi veramente esistiti. Non manca di suscitare nel lettore riflessioni profonde sugli avvenimenti storici europei, sulla religione e le scelte decisive.
