Irlanda: la grande carestia e le workhouses

La Grande Carestia, conosciuta come Great Famine o semplicemente Famine, è stato un periodo piuttosto buio della storia irlandese.

Nel 1800 in Irlanda arrivò una feroce piaga che viaggiando dall’America ( e forse prima dal Perù, paese da cui provenivano le patate da semina) infettò le patate che crescevano sul suolo irlandese facendole marcire. Le persone a quel tempo avevano piccoli appezzamenti di terra che avevano affittato dai lord inglesi e da questi piccoli pezzetti di terra traevano la loro sopravvivenza. A quel tempo veniva coltivata la patata Lumper, una patata bianca famosa per crescere in una terra poco nutriente, umida o in entrambe. Fu una vera e propria calamità naturale che distrusse le patate e lasciò le persone con niente da mangiare. Le persone che già erano povere diventarono più deboli e disperate, quelli che sopravvissero al primo anno provarono a seminare di nuovo le patate ma niente germinò. La disperazione aumentò fino a pensare all’inverosimile; alcuni uccisero i loro asini o cani nella speranza di sopravvivere ma presto in molti cominciarono a morire di fame. La mal nutrizione e la povertà provocarono inoltre malattie come tifo, scorbuto e dissenteria che le persone non furono in grado di affrontare.

Le persone iniziarono a morire così velocemente che non facevano in tempo a costruire le bare e venivano seppelliti senza. Ci sono addirittura storie e leggende che raccontano di persone seppellite vive, come un uomo nel Kerry che nonostante parlasse ancora, il medico fuori di sé diceva che stesse mentendo.

Gli anni che interessarono questa carestia furono dal 1845 al 1847, l’ultimo anno fu così duro che divenne famoso con il nome Black 47. Le persone lasciavano la casa la mattina presto e andavano di posto in posto a cercare qualcosa da mangiare, alcuni mangiarono addirittura l’erba (alcuni cadaveri trovati lungo la strada avevano ancora i fili d’erba tra le labbra). Alcuni aiuti raggiungevano l’Irlanda, ma veramente scarsi e insufficienti, sicuramente inutili visti i carichi di grano e bestiame che invece lasciavano l’isola per arrivare in Inghilterra che non aveva interrotto l’esportazione. L’Irlanda ormai era diventata un’enorme piantagione e fattoria per sfamare l’Inghilterra, ed era sovrappopolata. La popolazione comprendeva tanti inglesi e scozzesi che avevano espropriato terre ai nativi e ai veteroinglesi ormai mescolati alle famiglie irlandesi. Gli stessi proprietari terrieri non muovevano un dito perchè si aspettavano che fosse il governo inglese a dover intervenire o per antipatie politiche; intanto il cibo scarseggiava, i prezzi del mercato aumentavano, le esportazioni proseguivano e la gente periva.

L’Inghilterra d’altro canto, ritenne poco saggio donare aiuti finanziari vista l’indole ribelle e le continue insurrezioni degli irlandesi.

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Le Workhouses

In quel periodo nacquero le workhouses, con l’intento di prendersi cura delle persone che non potevano permettersi nulla. Un’istituzione inglese che prese piede anche in Irlanda. Nacquero a Listowel, Tralee, Dingle, Killarney, Cahersiveen, Kenmare e altre zone d’Irlanda. Alcune di queste o quasi tutte erano veramente posti orridi perché non c’era nulla da mangiare per nessuno. In tanti morivano per la febbre, dissenteria o lo scorbuto (malattia provocata dalla carenza di vitamina c per una dieta inadeguata) . Quando ci fu il momento più alto di morti le workhouses divennero così affollate che cominciarono a non accettare più nessuno. Quindi non era difficile trovare persone che morivano di fame lungo le strade o i fossati. Ci fu l’episodio della workhouse di Tralee che venne attaccata dalla popolazione dopo aver rifiutato la sorella del prete Miles Foley. Per il mal nutrimento e il brutto tempo di novembre la povera donna morì di stenti e il vicinato si scagliò contro la workhouse, ma ad attenderli c’erano persone armate di manganelli che non esitarono a picchiare i poveri e rimandarli da dove erano venuti. Questo è uno degli esempi dei tanti eventi simili che avvennero durante quel periodo di disperazione e morte.

Nelle Workhouses (dette anche poorhouses) la gente lavorava in cambio di cibo, vivevano lì e lavoravano lì. Probabilmente le prime case per i poveri nacquero dopo la peste nera che colpì i paesi britannici e piegò la popolazione portandola ad un picco alto di povertà, il tutto intensificato da anni di guerre, soprattutto quelle napoleoniche. Anche la rivoluzione industriale, che portò nuove macchine nelle industrie appena nate, in particolare nell’agricoltura sottrasse lavoro a molte persone ed i pessimi raccolti consecutivi non fecero che aggravare la situazione. Tutti eventi che influirono ad una condizione già piuttosto sfavorevole; non fecero altro che alimentarla.

Perchè le Workhouses avevano una pessima reputazione? Nel periodo in cui furono istituite, molte ne approfittarono per sfruttare i poveri in cambio di lavoro gratuito, assegnando i lavori più faticosi e che in pochi volevano fare. Alcuni dovevano spaccare le pietre per creare i muretti a secco che ora caratterizzano il panorama irlandese; alcuni trituravano le ossa per fabbricare fertilizzante, o erano impiegati nella raccolta della stoppa.

Inoltre, nelle Workhouses le rigide regole inglesi prevedevano la divisione tra uomini, donne e bambini, oltre a mansioni lavorative pesanti. Qualcuno ipotizza che fossero regole studiate per renderli luoghi poco piacevoli così da evitare un affollamento, vista la possibilità di un pasto e un tetto sulla testa in un periodo alquanto precario.

Nel 1929 le workhouses vennero trasformate in ospedali e infermerie. Scomparvero del tutto nel 1948 a seguito del National Assistance Act. Ora sono visitabili, alcune sono state trasformate in Museo.

Le Workhouses in Irlanda da visitare

In Irlanda alcune antiche workhouse sono visitabili perchè aperte al pubblico. Alcune sono musei che organizzano dei tour in cui spiegano,  attraverso ricostruzioni e ricordi, i fatti dell’epoca. Altre sono strutture abbandonate o visitabili solo esternamente perchè in attesa di essere riabilitate.

La Workhouse di Dunfanaghy nel Donegal ha a disposizione una piccola visita guidata per spiegare il suo funzionamento, (5€ e una sala da tea accanto). Nella contea Cavan c’è la Bawnboy workhouse visitabile solo esternamente o chiedendo direttamente sul loro sito se è possibile entrare accompagnati. Questo perchè non è una struttura messa in sicurezza. A Portumna, contea Galway, troviamo l’Irish Workhouse Centre con  tour guidati che si svolgono  negli edifici originali al costo di 12€. Nel Kerry e Cork ci sono alcuni resti di vecchie Workhouse visibili dalla strada, rispettivamente a Bahags e Mitchelstown. Nella contea Laois, la workhouse di Donaghmore è anche museo dell’agricoltura. Nella contea Monaghan la workhouse di Carrickmacross.

Conseguenze: economia, popolazione, cultura

Durante il periodo della Grande Carestia circa un milione di irlandesi morí, un milione e mezzo della popolazione cercò di imbarcarsi per raggiungere altri paesi; la maggior parte in Inghilterra e America. Molti si imbarcavano come carico di ritorno in queste grandi navi presto rinominate “navi-bara” per l’elevata mortalità. I pochi anni la popolazione passò da otto milioni di abitanti a circa la metà, molti di loro vivevano nelle zone costiere, rurali e più isolate dell’Irlanda apportando anche una grave perdita sul piano linguistico. Erano proprio quelle comunità rurali a conservare e tramandare la lingua gaelica che per molti anni, colpa anche dell’intenzione inglese di privare l’Irlanda della sua identità, rischiò di scomparire.

Leggi anche: “Le nazione celtiche e la lingua”

Altri luoghi da visitare che riguardano la Grande Carestia:

  • Museo EPIC a Dublino, dedicato all’emigrazione irlandese.
  • Great Famine Memorial di fronte al museo.

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