Come l’Irlanda ha salvato il suo patrimonio folkloristico

L’Irlanda è tra i paesi con il patrimonio folkloristico più ricco d’Europa, le sue storie tramandate da secoli si adattano al carattere del paesaggio e all’epoca in cui venivano raccontate. Ma perché sono sopravvissute fino ai giorni nostri senza perdersi tra secoli di colonizzazione, conversione e guerre?

L’Assenza dei Romani sul territorio

L’impero romano non arrivò mai in Irlanda (che loro chiamavano Hibernia), arrivò a malapena oltre la Northumbria nel Regno Unito, zona della Scozia settentrionale in cui vinsero la battaglia contro i Caledoni a Mons Graupius nell’ 83 d.C. Ma le coste irlandesi non videro mai l’arrivo dei Romani perché non riuscirono a controllare le terre conquistate in Britannia e Scozia e la terra irlandese non aveva risorse interessanti per loro. In Irlanda non c’erano oro o argento, e il costo militare per la conquista sarebbe stato troppo alto e poco proficuo. I Romani commerciavano già con Hiberia attraverso la Britannia ottenendo merci senza spendere soldi per la conquista.

Quindi l’Irlanda non subì il processo di assimilazione culturale e religiosa che ha cancellato o alterato i miti nativi in gran parte dell’Europa continentale e in Britannia. La cultura “celtica” ha potuto svilupparsi senza interruzioni esterne per secoli. Mentre nel resto d’Europa la mitologia pagana veniva cancellata dall’avanzata Romana, l’Irlanda ha mantenuto la sua lingua, e le sue leggi (la legge di Brehon) e trasformato le sue antiche divinità in re, regine e creature fatate.

I monaci trascrivono i racconti

Ad un certo punto però anche l’Irlanda viene investita dalla conversione Cristiana, intorno al V secolo, ma il popolo era talmente legato alla cultura precedente che per farsi accettare e non essere visti come nemici decidono di innestarsi lentamente e fondersi con la cultura pagana. I monaci irlandesi stessi erano profondamente legati ai racconti della propria terra, quindi invece di distruggere quei racconti decidono di trascriverli ma cristianizzandoli. Questo perché alcuni monaci erano connessi attraverso parentela con gli antichi Clan irlandesi e non potevano venire meno al loro orgoglio genealogico.

Per poter trascrivere però le storie delle divinità pagane senza cadere nella blasfemia, i monaci rendono questi dei Dei mortali. Ecco quindi che gli dei irlandesi come i Tuatha Dé Danann vengono semplicemente trasformati in antichi re magici, guerrieri e maghi potentissimi che avevano governato l’Irlanda prima degli umani. Questi Dei umanizzati poi sono stati resi immortali semplicemente facendoli scendere nel sottosuolo trasformandosi in seguito nelle creature fatate del folklore (Sidhe).

Uno dei maggiori esempi di questa trasformazione è “Il libro delle Invasioni” o ” Lebor Gabála Érenn”. Testo dell’ XI secolo in cui si collega la mitologia alla Bibbia creando un filo conduttore tra paganesimo e cristianesimo rendendo accettabile il primo e degno di essere studiato. Così come per “Il Lebor na hUidre”, il “Libro del Leinster” e il “Libro giallo di Lecan” che compongono il Ciclo Feniano.

Un esempio piú comune e di facile comprensione è la potente Dea Pagana Brigit appartenente ai Tuatha Dé Danann, trasformata in Santa Brigida protettrice della fertilità, delle Arti e della conoscenza, della guarigione e quindi anche deu neonati, delle madri e delle levatrici. Inoltre Patrona d’Irlanda insieme a San Patrizio e San Columba.

La memoria storica e la tradizione orale

La società gaelica era legata alla parola, si tramandava tutto oralmente e c’erano delle figure predisposte alla memoria storica e mitologica, inizialmente erano i Druidi, sacerdoti, filosofi e scienziati che custodivano le leggi del Brehon. Poi i Filidh, poeti e storici, che si credeva avessero il dono della preveggenza. E successivamente i Bardi, inferiori nella casta citata ma erano musicisti , cantastorie e cantavano le lodi del capo clan.

Loro memorizzavano e tramandavano centinaia di saghe e leggende. Quando la società in cui vivevano crollò, dopo la Battaglia di Kinsale, e la successiva Fuga dei Conti, l’ aristocrazia lasciò l’Irlanda e nessuno si prodigò per  proteggere queste figure. Sarà poi il cantastorie del villaggio, il Seanchaí, a prendere il loro posto diventando il custode delle vecchie storie. Fu una figura itinerante che calcava i palcoscenici delle case popolane e delle piazze. Così facendo mantenne vivi i racconti  fino al XX secolo.

La resistenza agli inglesi

L’Irlanda poi ha subito secoli di dominazione inglese e questo mise a rischio la cultura dell’isola. Gli inglesi cercarono di reprimere le tradizioni irlandesi e di imporre le proprie attraverso l’obbligo dell’inglese come lingua ufficiale e la persecuzione dei cattolici. Questo fu il momento in cui la cultura irlandese fu più a rischio ma l’unico modo che ebbero gli irlandesi di non sottomettersi totalmente fu proprio quello di mantenere vivo il folklore e non perdere la propria identità nazionale in tutti i modi elencati in precedenza e facendo tesoro di tutte le storie apprese ed imparate, diffondendole in segreto. Ecco quindi che le storie e le leggende vengono raccontate tra le mura di casa e tramandate tra generazioni, la lingua gaelica irlandese non viene dimenticata e inoltre si mantengono vive le festività. Questo ha permesso di far tornare alla luce e quelle tradizioni nel momento in cui riuscirono poi a liberarsi dalla morsa inglese.

Il “Celtic Revival”

Infatti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo l’Irlanda ha vissuto una straordinaria rinascita letteraria e culturale grazie al “Celtic Revival“, un movimento artistico, letterario e politico cruciale, simbolo di resistenza e identità.

Furono William Butler Yeats e Lady Gregory che iniziarono a sostenere la rinascita e il mantenimento del folklore locale perché quello era il momento di scuotere gli animi e preparare il popolo all’indipendenza politica dall’Inghilterra. In molti quindi cominciarono a girare le campagne e viaggiare nelle aree piú povere ed isolate del territorio dove la lingua gaelica e i cantastorie erano ancora attivi (Isole Aran e Connacht), per raccogliere le storie e trasformarle in letteratura, traducendole e trascrivendole. Ricordarono a tutti quindi la propria identità, fondarono un teatro per mettere in scena quei racconti di antichi Re e Guerrieri pagani trasformandoli anche in esempio di coraggio per il popolo. Questo fu anche uno sprone per convincere le persone a credere nell’indipendenza del proprio paese, a non soccombere al nemico e reagire. Grazie alla raccolta effettuata in questo periodo, sono riusciti a cristallizzare il folklore e ad integrarlo profondamente nell’identità irlandese, con l’aiuto della creazione di scuole di gaelico.

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