“Progetto di Sangue” di Graeme Macrae Burnet

Un atto criminale diventa un’ottima base per un thirller psicologico ambientato nelle Highlands scozzesi nel XIX secolo.

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Un crimine nelle Highlands scozzesi

Roderick Macrae è un ragazzo di diciassette anni, vive in un piccolo villaggio di sole nove case  nelle Highlands scozzesi, a Culduie, nella penisola Apllecross proprio di fronte alla più famosa Isola di Skye. Vive con suo padre in questo villaggio molto povero, una sorella poco più grande e due fratelli più piccoli; Roderick ha dovuto abbandonare gli studi per contribuire alle finanze di casa lavorando il terreno dove tirarne fuori qualcosa è talmente difficile che rasenta la sopravvivenza, oltre alle solite dispute e controversie con i proprietari terrieri. Un periodo, il 1869, in cui la povertà di quella zona rende tutto più complicato, anche le semplici interazioni sociali.

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Applecross Penisola – Pixabay

Quello che accade ci viene raccontato proprio da Roderick mentre si trova nella sua cella in carcere, in attesa di processo per triplice omicidio. Il suo avvocato gli chiede di scrivere la sua versione dei fatti, un memoriale in cui entriamo nella sua testa, scopriamo le sue abitudini, impariamo a conoscerlo meglio.

Il libro inzia così: «Scrivo su richiesta del mio avvocato, il signor Andrew Sinclair, che fin dal giorno della mia incarcerazione qui a Inverness mi ha trattato con una cortesia che so di non meritare. La mia vita è stata breve e priva di importanza, e non voglio certo sfuggire alla responsabilità per le cose che ho commesso ultimamente». Le responsabilità di cui parla si riferiscono all’omicidio del conestabile del villaggio; le rispettive famiglie non sono mai andate d’accordo e le continue tensioni hanno portato ad uno scontro.

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L’autore e la costruzione della narrazione

L’autore del libro, cercando informazioni sul passato della sua famiglia, si è imbattuto in questa tragica storia. Creando la confessione scritta in carcere dal ragazzo, ne ha tirato fuori un libro avvincente e magnetico, un’affascinante ricostruzione storica che si intreccia al classismo di quell’epoca e alla criminalizzazione. Oltre ad essere un romanzo ben scritto ed accattivante, di quelli che fatichi a metter da parte per dedicarti ai doveri quotidiani, ha riportato nero su bianco anche un bellissimo spaccato dell’epoca trattando temi difficili e scomodi quali il valore della giustizia ed il pregiudizio. Lo stile adottato in questo libro, la simulazione della veridicità, è una particolare scrittura che mi affascina enormemente e che apprezzo sia per la continua confusione che installa nel lettore portandolo a farsi domande continuamente, sia perchè non è facile da riconoscere sin dai primi capitoli (se l’autore è bravo) ottenendo l’effetto desiderato.

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Ho trovato questo libro in una bancarella di libri usati mentre passeggiavo sul lungo mare in una serata troppo calda di luglio. Sin dalle prime righe sono stata catapultata in questo villaggio di poche anime e nella vita di Roderick che confessa subito il crimine ma l’autore mi porta, con maestria, a chiedermi se sia veramente così facile, se ci sia altro da sapere oltre alle parole del ragazzo, se i suoi racconti siano veriteri.. Spero che incuriosisca anche voi e vi catturi nel suo turbine di dichiarazioni, resoconti psicologici e domande esistenziali.

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